Stato razzista contro Sud e quelli che impoverisce. Esagero? Aspettate a dirlo dopo aver letto, se avrete voglia, pazienza e… maalox. Sta per partire l’ennesima rapina ai Comuni più poveri (quindi, quasi soltanto meridionali), per arricchire città e regioni più ricche, secondo la Costituzione materiale dell’Italia (aggiungere a chi già riceve di più, togliendo a chi già riceve meno), che smentisce quanto scritto a vuoto nella “Costituzione più bella del mondo”.
Bisognerà rassegnarsi a qualche termine tecnico (pochi), a proposito dell’Atto Governo n. 400, appena presentato, per la stima della capacità fiscale dei Comuni delle Regioni a statuto ordinario. Il legislativo parlamentare Luca Antonio Pepe (insieme abbiamo scritto il libro “Meglio soli”, sui trucchi di Stato per dirottare a Nord i soldi dovuti, per legge, al Sud) ha analizzato il provvedimento e scoperto altre trappole ammazza-terrone, per sottrarre ulteriori risorse al Mezzogiorno.
La faccenda muove dal progetto di escludere Roma dal conteggio del dare-avere fra i Comuni (in quanto capitale, ha impegni e spese che altre città metropolitane non hanno). Ma prima, bisogna ricordare che lo Stato assegna ai Comuni l’obbligo di fornire ai cittadini una serie di servizi garantiti dalla Costituzione.
Una volta c’era “la spesa storica”: il Comune spendeva e inviava il conto allo Stato centrale, che rimborsava (semplifico molto, giusto per capirsi sui fondamentali). La cosa cambiò in conseguenza delle convulsioni padane alla ricerca di nuove vie per sottrarre al Sud e dare al Nord, non bastando più le risorse per saziare l’avidità dei più ricchi. Si giunse così alla “perequazione orizzontale”: ai Comuni poveri che con le tasse dei propri cittadini non possono far fronte alla spesa dei servizi, la differenza dovrebbe esser data da un fondo costituito da una quota di tasse versate da tutti i Comuni.
La Commissione parlamentare allora presieduta dall’attuale ministro dell’Economia, Giorgetti, fece carte false (non per modo di dire: davvero. E poi le fecero sparire dall’archivio del Parlamento), per non togliere un centesimo a Comuni con capacità fiscale di parecchie migliaia di euro pro-capite e non far arrivare un centesimo a Comuni con capacità di solo decine di euro. Si violò la Costituzione e si dette alle amministrazioni più povere il 45,8 per cento di quanto dovuto (il 100).
Con i parlamentari del Nord compatti, dalla Lega al Pd, e la distrazione, l’incompetenza o proprio la complicità di quelli del Sud, questa porcheria fu votata, passò. Un centinaio di Comuni del meridionali fecero causa, ma avere ragione non servì a niente. Messi alle strette, arrivò la presa in giro dei governi (nel frattempo se ne sono avuti di centrosinistra, di centrodestra, tecnici e di unità nazionale): un po’ alla volta, nel 2030 (ci credi?) daremo il 100 per cento stabilito dalla legge.
E i miliardi illegalmente sottratti dal 2015? L’Ufficio parlamentare del Bilancio (ente di Stato) ha calcolato quanto, da allora, è stato rubato a ogni meridionale per dare illegalmente di più specie al Nord-Est. Pepe, nella sua relazione, fa i totali: quasi 640 milioni in meno ai terroni, ogni anno, cioè più di 5 miliardi dal 2015 a ora, per girare al Nord un extra non dovuto di circa 4,5 miliardi.
Pertanto, si chiede (testuale) la “restitutio in integrum”, ma la cosa più probabile è che l’uscita di Roma dal sistema della “perequazione orizzontale” comporti un ulteriore taglio al Sud e un altro regalo al Nord (passando dal latinorum a mia nonna: “Chist non s’abbuttan mai!”).
Prima, però, tocca ricordare altre colossali “inadempienze”, ovvero furti, da parte dei soliti noti, con i parlamentari del Sud a far da palo, meno una mezza dozzina e pure scarsa (chi si è battuto più di tutti, una senatrice campana, è stata poi ricandidata in modo tale che non fosse rieletta).
Per legge, al Sud dovrebbe andare almeno il 34 per cento della spesa pubblica. Non è stato fatto e, dal 2000 al 2017, questo ha comportato, vedi Rapporto Eurispes, il trasferimento di 840 miliardi “meridionali” a Nord (per capire quant’è: la stessa somma che l’Unione europea ha investito in 27 Paesi del continente per la ripresa post-covid). La clausola “34 per cento” (varata per imposizione di Bruxelles), pur se inapplicata, era stata poi corretta al 40 (governi Gentiloni e Conte). Solo sulla carta, ovvio. Il che vuol dire che i miliardi rubati ai terroni non sono 840, ma mille.
Si comincia a capire adesso che fine hanno fatto i treni per Matera mai arrivati, le alte velocità mai viste, i Ponti sullo Stretto solo a chiacchiere, le strade perdute sulla Reggio Calabria-Taranto, gli ospedali costretti a chiudere, i paesi dell’interno abbandonati perché è franato il tratturo di epoca sannita…?
Ma la beffa arriva adesso: Roma esce dal conteggio del Fondo Solidarietà Comunale (FSC). Ma Roma metropolitana è un territorio con popolazione, redditi e ricchezza immobiliare molto alti. E se togli da un totale che poi devi dividere fra tutti una delle componenti più forti, accadono due cose: i più poveri sembrano esserlo meno, perché si abbassa il picco e quel che c’è da spartire diminuisce. Quindi i Comuni del Sud già derubati di oltre la metà di quanto la legge loro assegna, avrebbero ancora meno, perché di colpo figurerebbero falsamente più ricchi e meno ancora ci sarà da dividere.
Pertanto: o lo Stato mette di suo (perequazione “verticale”) quanto viene a mancare, o il già alto numero di Comuni meridionali in fallimento crescerà.
Non solo: questo viene aggravato dai criteri con cui si calcola la capacità fiscale nei Comuni. Qui si entra in dettagli tecnici che porterebbero lontano da un articolo di giornale, ma credete, basterà qualche scarno cenno a comprendere come siamo all’ulteriore fregatura nella fregatura.
Prendete l’Imu (che entra nel calcolo): si usano rendite catastali fuorvianti, perché ancora alte, “sulla carta”, in centri storici dei paesi del Sud e delle aree interne, ma di fatto nulle o quasi, se ormai si vendono le case a un euro e manco se le comprano. Mentre al Nord e nelle grandi città, hai rendite catastali ferme da anni, con il mercato immobiliare in crescita, magari esplosiva (vedi Milano). Così, nel calcolo del “dare per poi dividere”, chi ha case che valgono zero deve dar di più e chi ha tesori immobiliari, dà meno. Ovvero, ancora una volta: da Sud a Nord, dal povero al ricco.
Altro esempio: la stima della capacità fiscale dei Comuni si basa sul presupposto (falso) che ogni euro dovuto di tasse sia incassato e se non lo si riscuote, il Comune è complice dell’evasione. Ma i Comuni più poveri sono tali perché hanno i contribuenti più poveri, per i quali la stessa Agenzia delle entrate coniò l’espressione “evasori per sopravvivenza”: compro il pane o pago le imposte? L’indice di mortalità delle aziende è più alto, in territori poveri, e da chi è fallito, che tasse recuperi? I Comuni con poche risorse hanno pure meno personale per il recupero del mancato incasso.
Insomma: i poveri sono chiamati a contribuire ai privilegi del più ricchi, in proporzione a quanto dovrebbero incassare in teoria e non hanno in pratica. Una beffa, un insulto essere considerati “più benestanti” solo nel contribuire, vedersi derubati persino della perequazione orizzontale, alla faccia della Costituzione e vedere il ladro, complice i governi, lo Stato, rifiutarsi di restituire il malloppo anche se scoperto e se il derubato ha il conforto di giudici e dell’Ufficio parlamentare del Bilancio.
Quindi, cari parlamentari del Sud, non ce ne frega niente di quale partito siete, ma studiatevi il rapporto di Pepe, lavorate di più per i vostri elettori e il territorio, anche nell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, che ha fatto passare le peggio cose contro il Sud (e i sindaci terroni che facevano?); e nella Conferenza Stato-Regioni, dove i presidenti del Sud, salvo rare eccezioni, ingoiano ogni porcheria a danno del Mezzogiorno, proni all’ordine dei partiti di appartenenza, compresi i criteri di calcolo di ripartizione delle risorse che, a parità di popolazione, favoriscono il Nord e i più ricchi.
Insomma: siete lì per lavorare. Che non è “stare”, ma “fare”. E fare non è seguire acriticamente l’indicazione del partito su come votare nelle Commissioni, in aula, ma leggere i documenti, trovare le trappole, disinnescarle. Prendete esempio degli arraffoni del Nord.
Certo, i documenti, le leggi, i rapporti sono troppi, non ci si riesce. Vero, dividetevi i compiti, organizzate i vostri staff legislativi… Tutto non si riuscirà a fare, ma più di niente o troppo poco, sì.
Per ora, van corretti i criteri del Fondo solidarietà comunale, pretesa la restituzione delle somme rubate e il rispetto della clausola del 40 per cento. Senza sconti!
Non dico: più del dovuto, come al Nord. Ma almeno il dovuto!



